23 agosto 2015

Casamonica e la tardiva condanna

Quella che ormai la cronaca, all'unanimità, giudica come una vergognosa vicenda trasudante blasfemia, diventa al contempo una ghiotta occasione per il politicante di turno di critica nei confronti dell'Ecclesia, delle autorità e del sistema tutto. A chi sia davvero imputabile l'imperizia di aver permesso che avesse luogo lo spettacolare – e spettacolarizzato – funerale del boss Vittorio Casamonica, non è chiaro.
Certo risulta invece che imputare al parroco romano tale "negligenza" sia assolutamente inappropriato, in quanto, per l'appunto, parroco e non gendarme. Quelli dei succitati politici sono dunque solo insolenti pretesti? La risposta è no, a meno che non si pensi che solo qualche tempo fa, come sappiamo, fu quella stessa parrocchia a negare i funerali all'attivista pro-eutanasia Piergiorgio Welby. Il caso mediatico più recente è tuttavia molto diverso, in quanto (che lo si ammetta!), se solo gli estremi onori del boss avessero mancato di tanto sfarzo, non avrebbero suscitato le reazioni mediatiche poi sovvenute. Il dissidio sollevatosi è assolutamente astratto, in quanto riguardante l'etica religiosa. Che non si badi perciò alle questioni trascendentali del Giudizio divino, e non ci si perda in fatui dibattiti relativi a chi detenga e chi no il diritto a un funerale cattolico.
Si pensi piuttosto al fatto che un criminale fosse con tale inerzia a piede libero, e che il biasimo e lo sdegno del popolino siano divenuti manifesti solo dopo una seconda celebrazione, solo dopo le esequie di una Legalità trascurata e dimenticata almeno finché essa era in vita.